{"id":3124,"date":"2021-03-02T10:00:00","date_gmt":"2021-03-02T09:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.vocefrancescana.it\/?p=3124"},"modified":"2023-08-03T17:27:05","modified_gmt":"2023-08-03T17:27:05","slug":"qualcosa-di-grande-in-ballo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cappuccinimarche.org\/?p=3124","title":{"rendered":"Qualcosa di grande in ballo."},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\"><em>Cosa spinge una giovane social media manager ad avvicinarsi alle danze ottocentesche e a diventarne insegnante? Anche una tale passione, come ogni esperienza umana, pu\u00f2 essere vissuta come un luogo di comunione.<br>di Elisabetta Riboldi<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>La prima cosa che si insegna, durante la prima lezione dell\u2019anno del mio corso di danze ottocentesche con Societ\u00e0 di Danza, \u00e8 stare in cerchio. Sembra banale, ma imparare a stare insieme in un cerchio, tutti alla stessa altezza, tutti alla stessa distanza, nessuno davanti e nessuno dietro, non \u00e8 una cosa da poco. Nella vita di tutti i giorni siamo abituati a superarci, a stare negli angoli, ai lati, su linee parallele; ma non siamo abituati a stare in cerchio, sentirci tutti uguali e guardarci negli occhi.<br>La seconda cosa che si insegna, \u00e8 che ogni corpo \u00e8 diverso, e se anche i passi e la tecnica sono uguali, ognuno ha il suo modo di farli. E questo \u00e8 un bene, perch\u00e9 l\u2019originalit\u00e0 di ognuno si riconosce solo sullo sfondo di una regola comune. Se non c\u2019\u00e8 una regola, tutti sono nessuno.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.vocefrancescana.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/IMG_5195.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3127\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>Poi, dopo il riscaldamento, gli allievi si dispongono in coppie, perch\u00e9 le nostre sono danze ottocentesche. Danziamo dunque in coppia, e ogni coppia insieme alle altre \u00e8 disposta in cerchio. E ora la danza. Solo un insieme di passi e figure da realizzare? No, o si danzerebbe da soli.<br>Danzare in coppia significa prima di tutto ascoltarsi. Io non posso realizzare a tempo un passo se il mio partner \u00e8 in ritardo: lo devo aspettare. Significa stare attenti agli errori dell\u2019altro, per non farsi male, ma allo stesso tempo significa cercare di farne il meno possibile, perch\u00e9 se io sbaglio, il mio partner sbaglia. E allora do il massimo nella danza, perch\u00e9 se io danzo bene, anche tu danzi bene, ed \u00e8 tutto pi\u00f9 bello.<br>Danzare \u00e8 un po\u2019 come parlare, con un linguaggio fatto di passi e figure; un dialogo che mette in relazione due ruoli ben precisi: dama e cavaliere, che hanno passi e figure da realizzare in modo diverso affinch\u00e9 la danza funzioni. Attenzione: questo non vuol dire che un ruolo prevarichi l\u2019altro, che sia pi\u00f9 importante; al contrario: sono posizioni paritarie, ugualmente indispensabili per la danza. In ogni passo che eseguono si muovono in modo complementare.<br>E poi c\u2019\u00e8 questa libert\u00e0 infinita del guidare ed essere guidati. Molti la vedono come una costrizione, e in un mondo in cui siamo abituati a sentirci dire che \u201cnessuno pu\u00f2 dirti cosa devi fare\u201d, sembra stridente. Eppure, se ci pensiamo, \u201cguidare\u201d significa una cosa diversa. Nella sua etimologia, che sia quella germanica o quella latina, ha in s\u00e9 l\u2019idea di imprimere una direzione ad un movimento. Guidare, per un cavaliere, non significa trascinare la dama da una parte all\u2019altra della sala, ma fare una proposta per continuare a danzare insieme. E dall\u2019altra parte, farsi guidare non vuol dire abbandonarsi senza pi\u00f9 volont\u00e0, ma significa accettare la direzione proposta dal cavaliere, e rispondere facendo un\u2019altra proposta in quella direzione comune. Nelle danze ottocentesche, poi, capita anche che sia la dama a guidare qualche figura, ogni tanto\u2026 pensate un po\u2019.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.vocefrancescana.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/IMG_3732.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3128\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>Per poter guidare una dama, per\u00f2, c\u2019\u00e8 bisogno della posizione corretta: il braccio deve cingere la vita della dama all\u2019altezza della colonna vertebrale; non troppo in alto o troppo in basso, o il baricentro non sar\u00e0 in equilibrio per girare. Non troppo vicini, per\u00f2, nemmeno le coppie che lo sono nella vita, e non per una qualche remora pudica. Nell\u2019Ottocento, il ballo era una delle occasioni sociali per eccellenza, e per i giovani danzare insieme era spesso l\u2019unico modo per iniziare a conoscersi. Oggi come allora, la danza ci ricorda che l\u2019altro, nella coppia, non \u00e8 una nostra propriet\u00e0 perch\u00e9 ci ha concesso quel ballo, ma \u00e8 appunto \u201caltro\u201d. Un \u201caltro\u201d che non conosciamo mai a fondo, e proprio per questo dobbiamo accostarci a lui con il rispetto dovuto.<br>E in ultimo, la danza \u00e8 bellezza, armonia, ritmo, dialogo. Senza questi elementi, la danza si riduce ad una sequenza senza vita di passi. La danza di coppia \u00e8 pensiero e progettualit\u00e0: se non hai un progetto costruito con passi e figure insieme al tuo partner, la musica ti serve a poco e il risultato \u00e8 un movimento sgraziato e scoordinato nello spazio.<br>Oggi questa dimensione della danza un po\u2019 si \u00e8 persa. In una societ\u00e0 dove la disciplina, il rigore e il rispetto sembrano nel migliore dei casi concetti vetusti, quando non addirittura infamanti, la danza ha perso la sua spinta ideale, per diventare il modo con cui passare il sabato sera senza pensare.<br>Eppure\u2026 quanto \u00e8 pi\u00f9 bello danzare anche con un pensiero? \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cosa spinge una giovane social media manager ad avvicinarsi alle danze ottocentesche e a diventarne insegnante? 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