{"id":3157,"date":"2021-03-29T10:55:08","date_gmt":"2021-03-29T09:55:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.vocefrancescana.it\/?p=3157"},"modified":"2023-08-03T17:27:05","modified_gmt":"2023-08-03T17:27:05","slug":"una-chiesa-ministeriale-e-mediatica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cappuccinimarche.org\/?p=3157","title":{"rendered":"Una Chiesa ministeriale e mediatica"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-right\"><em><br>Il cristiano e la Chiesa tutta non si possono estraniare dagli ambiti vitali dell\u2019uomo e dai suoi riferimenti culturali. L\u2019esperienza professionale dell\u2019autore \u2013 giornalista di TV2000 da pi\u00f9 di vent\u2019anni \u2013 offre uno spunto di riflessione sul ruolo dei media nell\u2019evangelizzazione.<br>di Paolo Fucili<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><br>La storia, si dice spesso, non si fa mai coi \u2018se\u2019. Ma \u2018se\u2019 il teologo protestante svizzero Karl Barth (1886-1968) fosse ancora vivo, forse rilancerebbe &#8211; e aggiornerebbe pure \u2013 l\u2019invito suo famoso ad evangelizzare con Bibbia e giornale \u2013 o magari uno smartphone \u2013 in mano.<br>Citazione non certo nuova in verit\u00e0, tra dibattiti, saggi ed articoli sull\u2019ostico tema \u201cChiesa e comunicazione\u201d. Ostico, s\u00ec, oltre che ampio, specie ora che la comunicazione, forte di prodigiosi strumenti, \u00e8 diventata tanto pervasiva quanto sfuggente, anarchica, labirintica. Tema cruciale, per\u00f2, per una Chiesa che aspiri a nient\u2019altro che a svolgere il proprio ruolo istituzionale, anzich\u00e9 altri di dubbia utilit\u00e0: annunciare Ges\u00f9 Cristo, il Vangelo, nella vita, nella realt\u00e0 e nei linguaggi degli uomini di ogni tempo; in una parola, nella cultura dei popoli, di cui i mass media sono la voce.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.vocefrancescana.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Nuovo-studio-Tg2000-14.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3160\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p><br>Del resto era il 1971, quando san Paolo VI osservava amaro, nell\u2019Evangelii nuntiandi, che \u201cla rottura tra Vangelo e cultura \u00e8 senza dubbio il dramma della nostra epoca, come lo fu anche di altre\u201d (n. 20). E anche san Giovanni Paolo II, nel 1982, ammon\u00ec che \u201cuna fede che non diventa cultura \u00e8 una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta\u201d (\u00abDiscorso ai partecipanti al Congresso Nazionale del Movimento ecclesiale di impegno culturale\u00bb, 16 gennaio 1982). Era l\u2019alba di un avventuroso pontificato, di cui quel monito appar\u00ec a conti fatti il filo rosso; davvero Wojty\u0142a ci ha insegnato a leggere tutta la realt\u00e0, il giornale, con gli occhi della fede, il Vangelo, e viceversa, senza pregiudizi e preclusioni, ma senza neppure complessi di inferiorit\u00e0 n\u00e9 sudditanze, da cattolici, verso la cultura secolarizzata odierna.<br>Infatti \u201cil cristianesimo \u00e8 aperto a tutto ci\u00f2 che di giusto, vero e puro vi \u00e8 nelle culture e nelle civilt\u00e0\u201d, spieg\u00f2 ancora Benedetto XVI nel 2006, al Convegno ecclesiale italiano di Verona; \u201ci discepoli di Cristo riconoscono pertanto e accolgono volentieri gli autentici valori della cultura del nostro tempo, come la conoscenza scientifica e lo sviluppo tecnologico, i diritti dell\u2019uomo, la libert\u00e0 religiosa, la democrazia\u201d. Ma \u201cl\u2019opera di evangelizzazione\u201d, aggiunse pure, \u201cnon \u00e8 mai un semplice adattarsi alle culture, ma \u00e8 sempre anche una purificazione, un taglio coraggioso che diviene maturazione e risanamento\u2026\u201d.<br>Riflessioni maturate in un lungo arco temporale, dal Concilio Vaticano II ad inizio III millennio. E molte altre se ne potrebbero aggiungere, fino all\u2019odierno pontificato di Francesco.<br>Intanto la dieta mediatica della gente si \u00e8 arricchita e differenziata. Non pi\u00f9 solo carta stampata. Radio e soprattutto TV son diventate il piatto forte del men\u00f9. Ma anch\u2019esse poi hanno ceduto il passo ad internet e social network, dove la svolta epocale \u00e8 che chiunque pu\u00f2 realizzare ed immettere in un istante nell\u2019etere un qualunque testo, immagine, audio o video. E la Chiesa, che da subito si gett\u00f2 nell\u2019agone della comunicazione pubblica (anche se oggi i confini con la quella privata son sempre pi\u00f9 labili), da allora mai ha innestato la retromarcia.<br>Erano i lontani anni \u201990, quando il sottoscritto, nella nat\u00eca Fano, si dedic\u00f2 a ricerche storiche sulla stampa cattolica fanese tra fine \u2019800 ed inizio del fascismo, mentre il settimanale diocesano di Pesaro, Fano ed Urbino \u201cIl nuovo amico\u201d lo accolse come collaboratore. Nel 1999, nell\u2019imminenza del Giubileo, entr\u00f2 quindi a far parte della redazione dei TG di SAT2000, oggi TV2000, emittente della Conferenza Episcopale Italiana.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.vocefrancescana.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Vincenzo-Morgante-14-1-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3162\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p><br>In sostanza da due decenni buoni, dice il mio curriculum, ho a che fare con la comunicazione cattolica e della Chiesa intesa come istituzione, parlando appunto di CEI. Non solo un mestiere, per come mi sforzo ogni giorno di intenderlo, ma quasi oserei dire una missione, come piccolo \u2018ingranaggio\u2019 di una macchina magari non altrettanto potente di altri, per mezzi, ma seconda a nessuno quanto a forza ed originalit\u00e0 delle idee.<br>A partire dalla nascita del quotidiano \u201cAvvenire\u201d, nell\u2019ormai lontano \u201968, la presenza della CEI nel panorama dell\u2019informazione si \u00e8 arricchita con gli anni di un\u2019agenzia di stampa, SIR, l\u2019emittente TV2000 e il circuito Radioinblu, appena ribattezzato Inblu2000 col recente debutto sul Digital Audio Broadcasting (DAB). Un cos\u00ec cospicuo impegno, per risorse impiegate, da parte della Chiesa italiana, non pu\u00f2 certo essere estraneo n\u00e9 indifferente alla missione citata sopra. Se la Chiesa esiste per evangelizzare, a che scopo allora dovrebbe ingegnarsi per presidiare con proprie voci lo spazio della comunicazione mediatica?<br>La domanda, un secolo fa, neppure si poneva, a giudicare dall\u2019ardore con cui \u2013 penso ai miei trascorsi di storico dilettante &#8211; anche in una periferica citt\u00e0 delle Marche i cattolici si gettarono nell\u2019impresa di fondare propri giornali, modesti magari nella fattura ma rigurgitanti di passione, soprattutto nel polemizzare aspramente, nello spirito del tempo, con la stampa avversa: liberali, socialisti, anarchici, eccetera.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.vocefrancescana.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/blu-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3166\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p><br>Oggi i progressi della tecnologia del comunicare hanno dilatato pressoch\u00e9 all\u2019infinito gli orizzonti geografici e culturali dell\u2019impegno avvertito cos\u00ec impellente gi\u00e0 dai nostri progenitori: da ristrette comunit\u00e0 cittadine a quel che si suole chiamare il \u201ccontinente digitale\u201d, ignoto alle mappe, dove pulsa per\u00f2 ogni istante un turbinio tale di idee e passioni che nessuno pi\u00f9 nega ormai che siano anch\u2019esse delle realt\u00e0.<br>&#8220;Puoi anche non occuparti di politica, ma la politica si occuper\u00e0 comunque di te&#8221;. Adesso mi sfugge la paternit\u00e0 della citazione, forse neppure esatta, che per\u00f2 condensa bene gli umori degli anni ruggenti post \u201968. Ora, sbollite tante di quelle passioni, proviamo a sostituire \u2018politica\u2019 con \u2018comunicazione\u2019, non per divagare, ma per riflettere sull\u2019epoca in cui volenti o nolenti viviamo.<br>Oggi \u00e8 la comunicazione mediatica, intendo dire, che pi\u00f9 che mai forgia pensieri e schemi concettuali, indirizza opinioni, modella e diffonde stili di vita, anche di chi magari non guarda la TV n\u00e9 maneggia Facebook o Twitter (e tantomeno Instagram e TikTok, l\u2019ultima moda), per motivi che in genere spaziano dal disinteresse all\u2019anticonformismo, come estrema resistenza all\u2019omologazione di massa che una comunicazione dagli strumenti cos\u00ec potenti veicola per forza con s\u00e9.<br>E la Chiesa? Guai a lei, suggeriscono san Paolo e anche un sano buon senso, se comunque non annunciasse il Vangelo anche oggi, in questi enigmatici ma affascinanti tempi, e anche l\u00ec, lungo le strade impalpabili dove si dipana senza sosta tanta vita. Dovr\u00e0 misurarsi con una cultura che si \u00e8 allegramente disfatta di tante credenze e pratiche della religiosit\u00e0 del passato. Ma chiss\u00e0 che qualche \u201cseme del verbo\u201d non sia germogliato anche l\u00ec. L\u2019evangelizzazione, diceva appunto Benedetto XVI, \u00e8 sempre accoglienza del giusto, vero e puro, ovunque esso sia, e purificazione di ci\u00f2 che non lo \u00e8. Ma non \u00e8 veramente tale se il Vangelo non contamina e anzi non diventa anch\u2019esso mentalit\u00e0 e stile di vita, per parafrasare Giovanni Paolo II.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.vocefrancescana.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Radio-inBlu-studio-01-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3161\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p><br>Quanto a definire giornali, TV e siti internet cattolici \u201cstrumenti\u201d di evangelizzazione, sar\u00e0 bene intendersi e magari distinguere tra l\u2019evangelizzazione pi\u00f9 esplicita e mirata (l\u2019esperto perdoni la povert\u00e0 dei termini) della pastorale e l\u2019altra, implicita e propedeutica, che \u00e8 l\u2019opera che l\u2019informazione cattolica pu\u00f2 utilmente assolvere, avendo oltretutto facolt\u00e0 di parlare a molta pi\u00f9 gente di quella che va in chiesa domenica. Per\u00f2 ci vuole professionalit\u00e0, come in qualsiasi altro campo, e apertura mentale per confrontarsi con la realt\u00e0 tutta, illuminarla con la luce della fede e contribuire a formare coscienze libere e responsabili, capaci di accogliere come ragionevole anche un punto di vista cattolico, per decifrare il mondo in cui vivono.<br>La Bibbia da sola, insomma, non basta. Certo, il cristiano sa che quel libro contiene l\u2019annuncio che d\u00e0 senso alla vita e alla storia. Ma come convincere il disincantato e disorientato uomo di oggi, se sei estraneo alla sua esperienza di vita, che quell\u2019annuncio lo riguarda e anzi \u00e8 ci\u00f2 a cui aspira anch\u2019egli, senza saperlo? N\u00e9 basta d\u2019altro canto il giornale (o i media suoi eredi), se la Chiesa non vuol diventare, come papa Francesco paventa, una sorta di ONG che parla con sapienza mondana di argomenti tutti edificanti, ci mancherebbe, senza per\u00f2 sapore di eternit\u00e0. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il cristiano e la Chiesa tutta non si possono estraniare dagli ambiti vitali dell\u2019uomo e dai suoi riferimenti culturali. L\u2019esperienza professionale dell\u2019autore \u2013 giornalista di TV2000 da pi\u00f9 di vent\u2019anni \u2013 offre uno spunto di riflessione sul ruolo dei media nell\u2019evangelizzazione.di Paolo Fucili La storia, si dice spesso, non si fa mai coi \u2018se\u2019. 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