{"id":3668,"date":"2023-05-10T09:26:54","date_gmt":"2023-05-10T08:26:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.vocefrancescana.it\/?p=3668"},"modified":"2023-08-03T17:26:03","modified_gmt":"2023-08-03T17:26:03","slug":"custodire-legami","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cappuccinimarche.org\/?p=3668","title":{"rendered":"Custodire legami"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-right\"><em><br>Le iniziative di solidariet\u00e0, specie se internazionali, hanno bisogno di essere continuamente mantenute attraverso il coinvolgimento di nuovi amici. \u00e8 sempre affascinante ascoltare le testimonianze di chi per la prima volta visita le nostre missioni, in questo caso in Etiopia.<br>di Cristiano Stopponi<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><br>Oggi andiamo in due villaggi a nord di Soddo. Per la prima volta da quando sono qui vedo alcuni cavalli; non perch\u00e9 non sia un animale utilizzato, ma la sua presenza va a zone. Sembra poco, ma rispetto all\u2019asino, che comunque \u00e8 una benedizione per chi ce l\u2019ha, permette spostamenti di pi\u00f9 persone contemporaneamente e velocemente, oltre ad avere pi\u00f9 potenza di traino. Per strada troviamo un pozzo, circondato dai bambini che fanno la fila, o pi\u00f9 precisamente che si ammassano per poter riempire le classiche taniche gialle con cui trasportano l\u2019acqua. L\u2019acqua \u00e8 presente nel territorio etiope, ma la sua gestione risente dei soliti problemi della zona e del momento. Innanzitutto bisogna scavare, e non sempre la falda \u00e8 ad una profondit\u00e0 facilmente raggiungibile, senza contare che l\u2019alta inflazione fa s\u00ec che l\u2019attrezzatura per realizzare la struttura aumenti di prezzo costantemente; in secondo luogo le grandi distanze presenti nel Paese, o tra i villaggi stessi, rendono difficoltoso l\u2019approvvigionamento da parte delle famiglie, con dispendio di energie da parte di alcuni membri, solitamente ragazzi, per poter andare tutti i giorni al pozzo a piedi (nei casi pi\u00f9 fortunati con l\u2019asino). E chiaramente, in alcuni casi la scelta \u00e8 obbligata: o si va al pozzo o si fanno altre attivit\u00e0, tra cui lo studio. Per questo il problema non \u00e8 sempre fare o fare a sufficienza, ma in alcuni casi, come per l\u2019istruzione, fare abbastanza vicino da poter essere sfruttato.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.vocefrancescana.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/VIP_5209-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3671\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Reportage Etiopia, Soddo e dintorni, Missioni Estere dei Cappuccini delle Marche, I.I.S. V. Bonifazi, febbraio 2020<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p><br>Nel caso del villaggio di Lera, dopo aver effettuato il censimento dei ragazzi e la consegna del dovuto, visitiamo l\u2019asilo qui costruito con dei fondi raccolti appositamente. Il complesso \u00e8 stato realizzato tre o quattro anni fa, \u00e8 molto semplice, ma anche molto ben tenuto, ed \u00e8 formato dalla classica struttura a un piano con veranda: davanti, e tutto intorno, l\u2019erba \u00e8 ben tagliata, segno che il posto \u00e8 accuratamente tenuto e che la comunit\u00e0 se ne prende cura. Questo \u00e8 un aspetto importante perch\u00e9, come per tutte le donazioni effettuate quaggi\u00f9, il problema principale non \u00e8 solamente l\u2019investimento iniziale, quanto assicurarsi che esso duri nel tempo e che, per problemi vari tra cui quello non trascurabile della manutenzione, non venga abbandonato a s\u00e9 stesso.<br>C\u2019\u00e8 un po\u2019 di fermento, i bambini sono emozionati, stanno arrivando gli ospiti che vengono da lontano e le maestre li avranno probabilmente preparati da qualche giorno. Ci facciamo vivi, quasi timidamente; \u00e8 la prima volta che vengo a visitare un asilo etiope e l\u2019importanza che ci danno sembra anche eccessiva, ma per loro \u00e8 una festa: allora perch\u00e9 rovinarla? L\u2019asilo \u00e8 composto da diverse stanze abbastanza spaziose e ognuna con un numero di bambini che qui sembra comunque adeguato, ma che in Italia avrebbe fatto gridare al sovraffollamento. Al di fuori di ogni aula ciabatte di ogni tipo, colore e numerazione, giacciono sparse sulla soglia e dintorni; i bambini all\u2019interno non le indossano, probabilmente per contribuire alla maggior pulizia del locale, pi\u00f9 probabilmente ancora perch\u00e9 cos\u00ec stanno pi\u00f9 comodi e indossarle all\u2019interno non sarebbe affatto utile. <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.vocefrancescana.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/VIP_9523-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3673\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Reportage Etiopia, Soddo e dintorni, Missioni Estere dei Cappuccini delle Marche, I.I.S. V. Bonifazi, febbraio 2020<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Dentro troviamo un\u2019aula con tutto ci\u00f2 che \u00e8 essenziale per fare una buona scuola dell\u2019infanzia: banchi di legno uniti tra loro, che ho visto al massimo nel film Cuore, ripiani vari su cui i bambini possono appoggiare il loro (poco) materiale scolastico o, pi\u00f9 realisticamente, il (sempre poco) materiale scolastico della scuola, una lavagna con su scritta qualche parola in inglese, poster sulle pareti con l\u2019alfabeto amarico e i mesi dell\u2019anno, e almeno una trentina di bambini sorridenti, ognuno al proprio posto in alcune aule o in simpatico disordine in altre, probabilmente a seconda della disciplina decisa dalle varie insegnanti, comunque sorridenti anche loro. Tutti, indistintamente, intonanti la canzoncina imparata per l\u2019occasione particolare, e che ci verr\u00e0 cantata diverse volte ad alta voce, con tonalit\u00e0 raggiungibili solamente da bambini felici di quello che stanno facendo e che sentono importante: &#8220;Good mooorning, good moooorning, welcome welcome welcome! We are happy to see you, we are happy to see you!&#8221;, con conseguente balletto e ondeggiamento fianchi. Molti di loro li avevamo visti precedentemente, al momento della distribuzione dei due quaderni e di una penna bic ciascuno \u2013 materiale utilissimo per il contesto che abbiamo visto \u2013 e delle buste con il sostegno a distanza, particolarmente utili per i contesti che invece non abbiamo visto. <\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.vocefrancescana.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/VIP_9353-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3672\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Reportage Etiopia, Soddo e dintorni, Missioni Estere dei Cappuccini delle Marche, I.I.S. V. Bonifazi, febbraio 2020<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Proviamo a fare qualche domanda ai bambini, ma comunicare \u00e8 sempre difficile. I bambini non parlano inglese, o meglio, conoscono solo qualche parola di base, che poi \u00e8 lo stesso livello con cui noi conosciamo l\u2019amarico, la loro lingua o perlomeno la lingua ufficiale dell\u2019Etiopia; a causa infatti della vastit\u00e0 del Paese convivono diverse etnie, ognuna con il proprio linguaggio, e una parola che possa essere capita e studiata (per chi pu\u00f2 farlo) dal nord al sud del Paese \u00e8 un importante fattore di unit\u00e0. Tra l\u2019altro, non \u00e8 una delle lingue pi\u00f9 semplici del mondo, con i suoi 260 segni sillabici; per fortuna le maestre ci vengono incontro ed in qualche maniera riusciamo a parlare. Chiedo ai bimbi se studiano, perch\u00e9 studiare \u00e8 importante; sono contento che studiano l\u2019inglese perch\u00e9 permetter\u00e0 loro di mettersi in contatto con il mondo. Poi sto per aggiungere che, se si impegnano, potranno diventare come noi, ma lo sguardo dei bambini e probabilmente la parte del cervello deputata al filtraggio delle cose sbagliate bloccano la frase, e in un certo senso realizzo.<br>Quanta supponenza nel dover credere che loro debbano diventare come noi, come se fossimo l\u2019unico modello di sviluppo realizzabile e addirittura desiderabile. Abbiamo portato i nostri figli a poter vivere cento anni ed oltre, ma non li facciamo pi\u00f9; abbiamo tecnologie che ci fanno comunicare fino all\u2019altro capo del mondo istantaneamente, ma non sappiamo come si chiama il nostro vicino di casa; abbiamo accesso a conoscenza infinita, ma non sappiamo pi\u00f9 distinguere il vero dal falso; abbiamo ricchezze che utilizziamo per poter produrre altre ricchezze che nel frattempo non abbiamo pi\u00f9 modo di utilizzare. In economia esiste il concetto di \u201cutilit\u00e0 marginale\u201d, ovvero la capacit\u00e0 che ha l\u2019ultima unit\u00e0 di un bene o di un\u2019azione di aumentare o diminuire la felicit\u00e0 complessiva (per dirla con le parole dell\u2019economista Jeremy Bentham). Ecco, forse siamo arrivati a un livello di felicit\u00e0 tale che il solo sforzo di averne un poco di pi\u00f9 ci crea enormi difficolt\u00e0, spesso con risultati grotteschi o addirittura controproducenti, con la nascita di problemi sociali a volte inesistenti e con il turbinio della giostra quotidiana che sembra non concedere scampo. <\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.vocefrancescana.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/VIP_5126-1024x684.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3670\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Reportage Etiopia, Soddo e dintorni, Missioni Estere dei Cappuccini delle Marche, I.I.S. V. Bonifazi, febbraio 2020<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Magari la societ\u00e0 di questi bambini che ci stanno guardando, curiosi di questa gente strana dalle lingue incomprensibili e da un colore della pelle diverso dalla loro, ha una sua personale giostra che noi non conosciamo e che possiamo solo immaginare, credendo che sia di fatto uguale alla nostra, ma solo che giri un po\u2019 pi\u00f9 lenta, con noi che dobbiamo insegnare come accelerare. Perch\u00e9 noi s\u00ec, che la padroneggiamo, e pazienza se la forza centrifuga ogni tanto lancia fuori qualcuno. Ma se la giostra \u00e8 veramente diversa, cosa abbiamo noi da insegnare su qualcosa che spesso non riusciamo a comprendere fino in fondo, lanciandoci in paragoni anzich\u00e9 in confronti per poter imitare cosa c\u2019\u00e8 di meglio? E mentre i bambini della classe, che trotterellano sereni sulle loro personali equazioni di felicit\u00e0, si stringono intorno e sorridono in attesa che io dica qualcosa e la maestra mi fissa chiedendosi che diavolo star\u00e0 immaginando questo che sta bloccando la lezione e non parla (scena gi\u00e0 vista per cinque anni delle mie elementari), penso ad una domanda pi\u00f9 idiota di quella che stavo per fare, ma non mi viene. Su tale aspetto un pronto aiuto viene, per fortuna, da altri che sono insieme a me e che chiedono a che ora facciamo pranzo, domanda fortunatamente incompresa anche dall\u2019insegnante e che permette di salvaguardare un po\u2019 la dignit\u00e0 del momento.<br>\u00c8 ora di ripartire: i bambini ci salutano tutti insieme fuori dalla loro classe nella loro armonica cacofonia di vestiti di ogni tipo e di voci, come tutti i bambini del mondo che, quando urlano tutti insieme, sembra che dicano le stesse cose. Domani ci aspettano i villaggi di Mokonissa e Boditta, e fra poco almeno un\u2019ora di strada sterrata. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le iniziative di solidariet\u00e0, specie se internazionali, hanno bisogno di essere continuamente mantenute attraverso il coinvolgimento di nuovi amici. \u00e8 sempre affascinante ascoltare le testimonianze di chi per la prima volta visita le nostre missioni, in questo caso in Etiopia.di Cristiano Stopponi Oggi andiamo in due villaggi a nord di Soddo. 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