{"id":3743,"date":"2023-06-02T17:44:57","date_gmt":"2023-06-02T16:44:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.vocefrancescana.it\/?p=3743"},"modified":"2023-08-03T18:35:48","modified_gmt":"2023-08-03T18:35:48","slug":"anche-leconomia-puo-essere-redenta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cappuccinimarche.org\/?p=3743","title":{"rendered":"Anche l\u2019economia pu\u00f2 essere redenta"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-right\">Don Milani diceva che non c\u2019\u00e8 una politica cristiana, ma un modo cristiano di fare politica. Analogamente c\u2019\u00e8 anche un <em>modo cristiano, e quindi pienamente umano e civile, di vivere le relazioni economiche.<br>di fra Damiano Angelucci<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><br>Ricordo abbastanza bene quando il compianto professor Tancredi Bianchi, storico presidente dell\u2019ABI \u2013 Associazione Bancaria Italiana \u2013, durante una lezione ci disse con forte senso di autoironia che gli economisti sono coloro che prevedono un certo scenario economico e che poi, quando tale scenario non si \u00e8 verificato, sanno spiegarne le ragioni.<br>Di fronte all\u2019incapacit\u00e0 della scienza economica dominante di offrire itinerari percorribili in questo contesto di incertezza sulle risorse ambientali ed energetiche del pianeta, sarebbe gi\u00e0 sufficiente che i cultori della materia prendessero atto dell\u2019insufficienza delle \u201cteorie degli aggiustamenti automatici\u201d dei mercati e provassero a capire perch\u00e9 esse non hanno funzionato, o meglio, perch\u00e9 non possono spiegare, n\u00e9 tanto meno hanno previsto, quello che \u00e8 successo: una crescente situazione di squilibrio e di inefficienza nella distribuzione delle risorse della terra, con innegabili danni ambientali. Le sopradette teorie affermano che, per il semplice fatto che tutti gli attori economici perseguono il loro profitto, si giunge, prima o poi, ad un equilibrio ottimale per tutti.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.vocefrancescana.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/bcg-for-sustainable-economic-development-bcg-conc-2023-03-14-06-38-14-utc-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3744\" width=\"620\" height=\"413\"\/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p><br>Se la disomogenea ripartizione dei beni in passato era dovuta alla loro scarsezza, con gli elevatissimi tassi di produttivit\u00e0 attuali la \u201csperequazione\u201d, cio\u00e8 la sproporzione tra chi ha di pi\u00f9 e chi ha di meno, \u00e8 ancora pi\u00f9 scandalosa. Addirittura, siamo arrivati al punto che per tenere alto il prezzo di alcuni prodotti agricoli si preferisce distruggerli. Chiediamoci se gi\u00e0 questo non sia un segno chiaro che il funzionamento attuale delle relazioni economiche in realt\u00e0 \u00e8 un \u201cnon funzionamento\u201d, o quanto meno un funzionamento non per il bene collettivo. Lo scozzese Adam Smith che scrisse nel 1776 la famosa opera La ricchezza delle nazioni, fu il padre della moderna economia politica e fu in queste pagine che elabor\u00f2 la teoria secondo la quale l\u2019insieme dei comportamenti \u201cegoisti\u201d di tutti gli attori economici \u2013 imprese o privati cittadini \u2013 genera il benessere di tutti. Egli pensava che in un libero mercato i rapporti economici sarebbero come regolati da una \u201cmano invisibile\u201d che ottimizza la distribuzione delle risorse e genera il vantaggio di tutti.<br>Presuppone altres\u00ec che tutti gli uomini, perfettamente razionali nelle loro scelte di acquisto, vivano in una condizione di risorse illimitate, e che ci sia qualcuno, ad esempio lo Stato, che sappia efficientemente rimediare gli inevitabili, sgradevoli, effetti collaterali del sistema. Ma soprattutto ci sono ipotesi fortemente negative riguardo alla natura dell\u2019uomo. Smith, e gli economisti nord-europei che lo hanno seguito, presuppongono una natura umana di per se \u201cegoista\u201d, individualista, ereditando dal secolo precedente ci\u00f2 che aveva teorizzato il filosofo Thomas Hobbes: homo homini lupus (l\u2019uomo \u00e8 lupo per l\u2019uomo); inevitabile vedervi la visione antropologica piuttosto pessimista della riforma protestante che non credeva ad una piena guarigione del cuore dell\u2019uomo, bench\u00e9 beneficiario della redenzione di Cristo.<br>Occorrerebbe anche chiedersi, come ha fatto papa Francesco, come \u00e8 possibile pensare che da atteggiamenti egoistici possa generarsi un bene per tutti. Che il Signore possa trarre il bene anche dal male, questo \u00e8 un conto; affermare invece che automaticamente l\u2019egoismo di tutti produca il bene collettivo \u00e8 insostenibile non solo per un credente, ma anche per qualsiasi persona di buon senso.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.vocefrancescana.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/5202969-1024x788.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3745\" width=\"657\" height=\"505\"\/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><br>Una visione diversa rispetto a quella appena presentata ebbero quegli economisti italiani, vissuti alla fine del 1700, che dettero pi\u00f9 peso alla questione della \u201cpubblica felicit\u00e0\u201d. Uno per tutti Antonio Genovesi, che a Napoli, nel 1753, istitu\u00ec la prima cattedra di economia in Europa, pubblicando successivamente il testo delle sue lezioni con il titolo: Lezioni di commercio, ossia d\u2019economia civile. Gi\u00e0 dal titolo si capisce che al centro dell\u2019interesse c\u2019\u00e8 il civis, cio\u00e8 il cittadino. Nel concetto di \u201ceconomia di mercato\u201d \u2013 specie nella sua esasperazione capitalista, dominante fino ai nostri giorni \u2013 tutto fa perno sul mercato e sulla sua (presunta) capacit\u00e0 di organizzare efficientemente il commercio. Nel concetto di \u201ceconomia civile\u201d, introdotto dal Genovesi e da altri illuministi italiani, il fine dell\u2019agire economico, invece, non \u00e8 la massimizzazione del profitto, cio\u00e8 il conseguimento del massimo vantaggio personale, ma \u2013 fatta salva l\u2019inevitabile necessit\u00e0 del guadagno economico \u2013 la realizzazione della pubblica felicit\u00e0. Quest\u2019ultima, infatti, \u00e8 il passaggio obbligato per il raggiungimento anche della propria.<br>Questa visione potr\u00e0 sembrare utopica ad alcuni, ma considerati i danni ambientali e le enormi masse di povert\u00e0 generate dalle teorie dell\u2019\u201ceconomia di mercato\u201d, sarebbe il caso di pensare pi\u00f9 realisticamente a ci\u00f2 di cui l\u2019uomo ha veramente bisogno, e cio\u00e8 vivere sufficienti livelli di comunione con gli altri uomini. Si pu\u00f2 essere certamente ricchi da soli, ma \u00e8 sicuramente impossibile essere felici da soli, come suggeriva Aristotele, o esserlo in un ristretto gruppo di persone, con davanti alla porta una massa ben pi\u00f9 numerosa di uomini scartati. Occuparsi della felicit\u00e0 altrui, in fin dei conti \u2013 si badi bene \u2013 conviene. Occorrer\u00e0 per questo un cambio di mentalit\u00e0: smettere di pensare ingenuamente che il mercato da solo aggiusti tutto o quasi, e iniziare piuttosto a concepire anche lo scambio economico come un momento in cui si possono coltivare s\u00ec interessi personali, ma anche relazioni sociali o crearne di nuove, e accumulare la ricchezza inestimabile della fiducia reciproca; tutto ci\u00f2 sar\u00e0 possibile se si affiancher\u00e0 alla logica del contratto quella del dono come gratuit\u00e0, cio\u00e8 della possibilit\u00e0 di fare qualcosa non solo per un tornaconto immediato e diretto, ma anche con l\u2019aspettativa che quel dono nel tempo possa generare un altro dono, foss\u2019anche nei confronti di una terza persona, e questo ingenerare auspicabilmente un radicale cambio di cultura. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Don Milani diceva che non c\u2019\u00e8 una politica cristiana, ma un modo cristiano di fare politica. 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