{"id":7242,"date":"2020-04-08T17:34:02","date_gmt":"2020-04-08T17:34:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.missionicappuccini.it\/?p=7242"},"modified":"2023-08-03T17:28:26","modified_gmt":"2023-08-03T17:28:26","slug":"il-sorriso-ritrovato-di-merihun","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cappuccinimarche.org\/?p=7242","title":{"rendered":"Il sorriso ritrovato di Merihun"},"content":{"rendered":"<p>Cosa rende felice un bambino? Cosa lo rende felice quando motivi per non esserlo, in Africa, ce ne sarebbero tanti? Forse \u00e8 una delle domande che l\u2019occidente si chiede da sempre ma alla quale non \u00e8 semplice dare una risposta.<br \/>\nC\u2019\u00e8 un valore che anche la povert\u00e0 pi\u00f9 estrema non riuscir\u00e0 mai a placare. La pienezza della vita, quel desiderio profondo di sentirsi \u201cVivo\u201d in una realt\u00e0 dove la lotta quotidiana \u00e8 invece sopravvivere.<br \/>\nIn questi anni di esperienza missionaria una cosa sicuramente possiamo dirla. Siamo certi che nei bambini, nella purezza e nell&#8217;incoscienza dei loro occhi risiede una gioia autentica, racchiusa nel contatto umano, nei giochi e nelle corse irrefrenabili con i compagni del villaggio, in quella luce che si riflette nei sorrisi che la nostra indifferenza non riuscir\u00e0 a spegnere.<br \/>\nCosa invece pu\u00f2 togliere questa linfa, pura ed autentica, dal volto di un bambino?<br \/>\nL\u2019esperienza diretta, per forza di cose, ti costringe ad ascoltare storie che nel 2020 non vorresti pi\u00f9 neanche immaginare, e quella di Merihun racchiude una rinascita che vogliamo ed abbiamo il dovere di raccontare al mondo.<br \/>\nIl 17 febbraio di questo anno eravamo nel villaggio di Dimptu per il progetto di sostegno a distanza. Eravamo in tanti, chi lavorava, chi consegnava i regali e chi ovviamente giocava con i bambini arrivati da villaggi molto lontani. In quella condivisione non c\u2019era alcuna distanza, n\u00e9 geografica n\u00e9 tanto meno fisica, c\u2019era soltanto una necessit\u00e0 di trascorrere del tempo insieme e farlo con tutto l\u2019amore possibile.<br \/>\nTra gli oltre duecento bambini c\u2019era proprio Merihun, orfano di entrambi i genitori (Borko e Wogate), accompagnato da Yohannes, il catechista della parrocchia che insieme alla nonna se ne prende cura. A differenza dei sui amici, Merihun aveva uno sguardo spento, non giocava e non interagiva con nessuno, era chiaro che qualcosa non andava, e proprio quando \u00e8 stato preso per mano ed invitato a giocare insieme agli altri ci siamo accorti che aveva entrambe le gambe paralizzate e non riusciva a reggersi in piedi da solo.<br \/>\nNon \u00e8 stato semplice far capire a chi fosse li per la prima volta, soprattutto ai pi\u00f9 giovani, che situazioni del genere sono purtroppo all\u2019ordine del giorno, e ancor pi\u00f9 difficile \u00e8 dover accettare il fatto che siamo a conoscenza soltanto di una piccolissima percentuale di ci\u00f2 che succede in quelle zone che si estendono per chilometri e chilometri.<br \/>\nA fine giornata Merihun \u00e8 tornato a casa con noi, nel centro che accoglie bambini di strada (Smiling Children Town) nel quale veniamo sempre ospitati, e l\u2019indomani \u00e8 stato portato all\u2019ospedale. La diagnosi \u00e8 stata chiara: grave infiammazione ed ingrossamento della milza, malfunzionamento degli organi interni che hanno bloccato entrambi gli arti inferiori. La causa principale, come spesso capita, \u00e8 stata la malnutrizione e l\u2019acqua sporca che nei villaggi si \u00e8 costretti a bere. Merihun \u00e8 rimasto con noi fino al 17 marzo, il giorno in cui siamo dovuti ripartire perch\u00e9 il centro doveva chiudere a causa dei primi casi di Coronavirus arrivati in Etiopia. Dopo un mese esatto, seguito costantemente, curato ed accudito, amato e spronato a migliorare giorno dopo giorno, era arrivato il momento di salutarsi perch\u00e9 finalmente anche lui poteva tornare a casa da sua nonna.<br \/>\nUn bambino di un villaggio a sud dell\u2019Etiopia, triste, malnutrito e paralizzato, quel giorno \u00e8 corso verso di noi sorridendo. Un abbraccio pieno di amore e riconoscenza, ed allora non ci resta che credere che siamo mandati ad amare il prossimo, ovunque e chiunque esso sia, perch\u00e9 non siamo in questo mondo per un \u201cqualcosa\u201d che non conosciamo ma viviamo per \u201cqualcuno\u201d, e quel qualcuno \u00e8 un nostro fratello.<\/p>\n<p>Anche noi siamo oggi costretti a vivere un\u2019emergenza che ha sconvolto e sta mettendo a dura prova le nostre vite, ed \u00e8 in questa unione che la fratellanza e la solidariet\u00e0 deve farsi prepotentemente spazio in questo mondo, perch\u00e9 soltanto insieme, come fratelli, anche noi correremo presto come Merihun, sorridendo alla vita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cosa rende felice un bambino? Cosa lo rende felice quando motivi per non esserlo, in Africa, ce ne sarebbero tanti? Forse \u00e8 una delle domande che l\u2019occidente si chiede da sempre ma alla quale non \u00e8 semplice dare una risposta. 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