Cappuccini Marche

LA REGOLA BOLLATA

Cappuccini Marche

La difficile gestione del denaro
Fra Pietro Maranesi

Con il quarto capitolo della Regola giungiamo ad uno dei temi più tipicamente francescani, perché strettamente legato alla scelta della povertà: se e come utilizzare il denaro. Una premessa si rende necessaria. Solo pochi in quel tempo potevano permettersi di possedere denaro, come altrettanti rari erano coloro che sapevano leggere. La popolazione rurale nasceva e moriva senza aver mai visto e toccato un testo scritto e del denaro. Francesco, invece, da giovane aveva avuto la fortuna di possederli entrambi: sapeva leggere e scrivere e disponeva di denaro.

La sua scelta successiva di diventare minore tra i minori significò rinunciare ad entrambe le ricchezze, con una differenza: mentre non si può smettere di saper leggere, ci si può invece privare del denaro. Il tentativo iniziale di Francesco insieme ai suoi primi compagni fu quello di vivere come se fossero stati illetterati (Test 19) e di rinunciare ad ogni forma di utilizzo di denaro, così da essere davvero poveri tra i poveri, diventando come i servi della gleba, privi di ogni potere. Entrambe le scelte erano dunque parte integrante della novità di vita con la quale intendevano seguire il cammino di povertà di Gesù in mezzo alla gente.

Eppure, per un gruppo sempre più grande, come lo era diventato quello dei frati minori, con impegni pastorali urgenti e situazioni di bisogno impreviste da gestire, era difficile non servirsi del denaro, il mezzo più facile per sopperire “alle necessità dei malati e per vestire gli altri frati, secondo i luoghi e i tempi e i paesi freddi, così come sembrerà convenire alla necessità” (Rb IV 2). La soluzione fu trovata nell’uso mediato da “amici spirituali”, i quali possedevano il denaro offerto ai frati, rendendosi disponibili ad intervenire nei momenti di necessità. Insomma, Francesco dovette vivere una grande sfida: conciliare la scelta dell’essere minori tra i minori, senza potere economico, con le necessità di un ordine sempre più numeroso e impegnato nella predicazione. I frati dovevano faticare per assolvere alle necessità impellenti della vita allo stesso modo degli ultimi, modello di riferimento per comprendere e misurare la loro povertà volontaria vissuta nel nome del Vangelo.

Credo che il travaglio di porre insieme valori tra loro non facilmente conciliabili sia stata la grande sfida dei frati e resta il grande impegno che spesso la vita ci chiede di affrontare. Ciò soprattutto in ambito economico, dove la coscienza cristiana di una vita sobria e attenta alle povertà degli altri deve fare sempre i conti con la necessità del denaro, che può trasformarsi però in accumulo disperato dal quale speriamo ci venga tolta l’angoscia del futuro, minacciato dalla morte.

Tratto dal mensile di Frate Indovino (supplemento Voce Serafica Assisi) – fasc. 05-2023

Share This Article