Salta al contenuto principale

Cappuccini Marche

LA REGOLA BOLLATA

Cappuccini Marche

Per finire di nuovo con il Vangelo
Fra Pietro Maranesi

L’ultimo capitolo della Regola termina con un’esortazione di Francesco con la quale riprende e ripete ciò che aveva aperto il primo quale termine identitario generale dei frati: “osserviamo la povertà e l’umiltà e il Santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo, che abbiamo fermamente promesso” (Rb XII 4). Dunque, l’inizio e la fine della Regola si ricollegano, ricordando ai frati che quel testo è la loro via specifica per “osservare il Vangelo”, cioè per guardare bene, con attenzione e con disponibilità alla notizia buona di Gesù, il quale proprio con la sua povertà e umiltà ci ha rivelato l’amore di Dio. L’“Altissimo e Onnipotente” ci ha visitati! E per incontrarci in Cristo si è fatto “buono” diventando noi, assumendo la nostra umiltà e povertà. Perché solo diventando tutto di noi poteva essere tutto con noi. Francesco comprese che questa era stata la via attraverso cui l’Amore è venuto a noi, assumendo il nome di Gesù.

E perciò le due parole innamorarono Francesco: umile e povero come Gesù per diventare libero e leggero nell’amore e per amore di Dio e dei fratelli. L’umiltà lo aveva reso libero dall’affanno di volere emergere su tutti per diventare ad ogni costo qualcuno; era diventato libero dall’ansia del dover essere il migliore e il maggiore, perché sentiva oramai la libertà di poter essere semplicemente se stesso, nonostante la sua fragilità e contraddittorietà. La scelta dell’umiltà si era poi rivestita all’esterno della povertà, suo abito regale. Non aveva più bisogno di molto perché era diventato ricco di tutto: con stupore e ringraziamento aveva scoperto le cose semplici e nascoste, quelle di ogni giorno, quelle che ci accompagnano con fedeltà, senza clamore e che chiedono attenzione nella loro cura quotidiana. Francesco era diventato ricco di tutto in quanto senza più nulla da possedere, ma tutto era da ricevere per poi condividere.

Dietro a Gesù per vivere il Vangelo dell’umiltà e della povertà! Questo era stato il sogno iniziale abbracciato dal Santo e che gli aveva cambiato la vita, rendendola dolce nell’anima e nel corpo. Il sogno poi divenne progetto condiviso con i suoi primi compagni che vollero scegliere insieme a lui la forma del santo Vangelo. I dodici capitoli della Regola ne divennero la faticosa e progressiva concretizzazione. In quel testo semplice e breve avevano fissato alcuni parametri della loro vita in umiltà e povertà, non per diventare i più perfetti ma per essere un dono buono e credibile al proprio fratello e al mondo intero. Essere “frati minori” si realizzava infatti, in due momenti: mediante una vita fraterna dove le relazioni circolari fossero libere dal potere, perché governate dalla metafora della madre e del servo; e poi, attraverso una presenza nel mondo, nel quale da uomini “miti, pacifici e modesti, mansueti ed umili” annunciavano a tutti la pace.

Comprendiamo allora perché Francesco volle chiudere la Regola richiamando i frati a ciò che l’aveva aperta: osservare il Vangelo quale buona notizia su Gesù il quale, con la sua umiltà e povertà, ha reso l’uomo più uomo in quanto figlio di Dio e fratello di tutte le creature. 

Tratto dal mensile di Frate Indovino (supplemento Voce Serafica Assisi) – fasc. 12-2023

Share This Article