Radunarsi insieme per “ob-audire”
Fra Pietro Maranesi
Giungiamo ad un capitolo prettamente giuridico, relativo ad una questione tanto utile quanto delicata come è l’elezione del ministro generale e il suo ruolo all’interno della fraternità. Anche qui, come negli altri capitoli, lo sviluppo del testo è decisamente breve (consiste di soli 5 versetti), riducendo la trattazione a poche questioni. In questo caso al centro della trattazione è posta la relazione di mutua dipendenza giuridica tra il ministro e gli altri frati.
Dopo l’elezione del “ministro e servo di tutta la fraternità” compiuta dal capitolo dei frati, viene chiesto qualcosa di molto preciso e assoluto: “tutti i frati siano tenuti fermamente ad obbedirgli” (v. 1). La richiesta costituisce il primo circolo di dipendenza tra di loro: tutti si consegnano in obbedienza a colui che hanno eletto come loro servo. Al contempo però il ruolo dell’eletto all’interno della fraternità non è assoluto né per sempre: egli resta sotto il giudizio dei frati a cui è concesso di sostituirlo. Qualora, infatti, “alla totalità dei ministri provinciali” sembrerà che il ministro “non è idoneo al servizio e alla comune utilità dei frati”, debbono “eleggersi un altro come custode” (v. 4). Chi ha ricevuto l’autorità sugli altri resta sotto gli altri non solo per la natura del servizio ma anche per il giudizio che essi possono e debbono dare su di lui.
Interessanti sono i due criteri proposti per decidere la sua sostituzione: cioè, se sia idoneo al servizio e utile ai frati. La prima caratteristica è necessaria per assicurare la seconda. Il suo ruolo deve essere e permanere con le caratteristiche del “servizio”: senza appropriarsene e a vantaggio degli altri; solo così sarà allora anche “utile”, in quanto capace di mostrare ai frati lo stile evangelico del potere. Dunque il suo “servizio” sarà “utile” solo in quanto sarà capace di mostrare in se stesso l’autorità del Signore, colui cioè che ha avuto il potere di salvare il mondo in quanto si è posto al nostro servizio.
Insomma, l’obbedienza al ministro generale, imposta dalla Regola ai frati, ha una natura reciproca e perciò anche adulta, responsabile e fraterna. Nel testo la richiesta comandata ad essi di ob-audire (ascoltare) il loro ministro si realizza infatti in due momenti: non solo mediante la “sottomissione a lui” ma anche mediante il “giudizio su di lui”, per valutare se il suo modo di agire sia ancora un servizio e non si sia invece trasformato in qualcosa di altro, diventando così non solo inutile, ma anche dannoso. Quanti disastri avremmo evitato all’interno della Chiesa se avessimo impiegato questo criterio di ob-audire nella libertà e con forza coloro che, nascondendosi dietro la parola del servizio, stavano deliberatamente tradendo il loro mandato di autorità, in quanto caduti in balia del desiderio di potere e di dominio!
Tratto dal mensile di Frate Indovino (supplemento Voce Serafica Assisi) – fasc. 09-2023